BERSANI: LE IMPRESE NEL MIO PROGETTO.

«Mi lasci partire da Giugni».
Doveroso.
È difficile sopravvalutare il suo ruolo nell'evoluzione civile e sociale di questo paese. È stato un caposcuola. Un riformista. Ha aiutato a civilizzare i rapporti di lavoro.
Bersani, finalmente è in arrivo il congresso.
Dopo l'addio di Veltroni lei aveva auspicato che il partito sapesse tornare nelle fabbriche. Se le primarie confermeranno la sua maggioranza congressuale, comincerà da lì?
Il mio sarà un partito popolare in chiave moderna. Dobbiamo rivolgerci ai lavoratori, alla piccola impresa, alle famiglie, alle nuove generazioni. E per dare concretezza a questo approccio dobbiamo essere radicati e presenti laddove questo popolo vive. C'è un pezzo di Italia che è totalmente fuori dalla comunicazione. Dobbiamo arrivare anche a questa gente.

Come si fa? Non è facile. Anche perché oggi c'è un nesso pericoloso tra questione democratica e questione socio-economica. Con la nomina sostanziale dei parlamentari abbiamo una continuità governo-maggioranza, che rende possibile avere 24 voti di fiducia e 45 decreti in un anno. C'è un rapporto di comando del governo sulla maggioranza e del premier sul governo che si traduce in una pressione formidabile sui soggetti sociali ed economici, compresa l'informazione.Anche per lei c'è un problema di libertà di stampa? Io lo dico in un altro modo. Il problema è che, se c'è un presidente del Consiglio che in un giorno può far passare qualsiasi cosa, si determina una situazione di ricatto permanente sulle parti sociali e sulla stampa.Non è che l'opposizione non svolge a sufficienza il ruolo che le è proprio? L'opposizione ha le sue debolezze, non lo nego. E sto lavorando perché non le abbia ancora a lungo. Ma qui il problema è che è il Parlamento ad essere mortificato nella sua funzione. Io sono d'accordo a farla finita con le finanziarie di una volta. Ma non si può dire: approviamo una tabellina e poi quando incasserò i soldi di un condono, farò un decreto con le misure vere. Non può funzionare così. Amartya Sen dice che la democrazia è utile all'economia perché attraverso la discussione pubblica si correggono per tempo gli errori della politica economica. L'economia non è una scienza previsiva, quando prevede fa molti errori.Non è il primo a dirlo... Già, Tremonti. Ma lui lo dice per poi fare tutto lui, senza sentire nessuno. Invece la scienza economica può fare molto per individuare gli strumenti per correggere gli errori. Solo che per farlo serve una discussione pubblica aperta e ricca. Magari con il Parlamento al centro. Ci vorrebbe una voce virile per dire: "ora basta"In quella discussione lei cosa proporrebbe? È un anno che chiediamo di muovere un po' di miliardi per animare l'economia. Nessuno ha ricette risolutive, ma serve buon senso. Servono un po' di soldi da spendere nelle tasche degli italiani che ne hanno meno. Servono investimenti in piccole opere che partono in sei mesi. Bisogna aiutare le Pmi che hanno investito negli ultimi due anni, dandogli una garanzia pubblica forte che non passi necessariamente per le banche. E ancora: innovazione per aiutare a fare prodotti nuovi e un piano sull'economia verde.C'è chi ha proposto di abbattere la pressione fiscale sul lavoro, magari ricorrendo a una patrimoniale. Quello dell'abbattimento della pressione fiscale può essere un tema del partito nuovo che avete in mente? Assolutamente sì, le tasse sul lavoro vanno ridotte. E in particolare su redditi medio-bassi

Le tasse sul lavoro vanno abbattute e togliere tutta l'Ici è stato improvvido. Ma non sbandiererò il tema della patrimoniale. Io vedo un'operazione di medio periodo: una Maastricht della fedeltà fiscale. Portare in Italia l'evasione a una distanza di non più di tre punti dalla media europea. È un processo di civilizzazione fiscale che va ottenuto con incentivi e sanzioni, premiando anche le categorie che migliorano il tasso di fedeltà.Qualcuno nel partito la critica sostenendo che lei voglia tornare a un soggetto socialdemocratico classico.

Se ci fosse meno pigrizia si coglierebbe che nel '94 ero presidente dell'Emilia Romagna e lanciai il "progetto democratico", che poi divenne lista alle elezioni del '95. L'idea di attraversare le colonne d'Ercole della tradizione ce l'ho e credo di averlo anche dimostrato.È una risposta a Veltroni? Non è una risposta a nessuno. Il mio progetto guarda a avanti. Unisce i temi sociale, civico e liberale in un grande partito popolare. E gli autonomi? E le piccole imprese? Come le raggiungerete? Innanzitutto non dicendo che le abbiamo azzeccate tutte.Riecco la polemica con Veltroni. Eppoi riconoscendo che, nella crisi, lavoratori e imprenditori si sono molto avvicinati, perché nella globalizzazione sei su una barchetta in mezzo ai flutti e questo crea una necessità di dialogo tra tutti. L'imprenditore che sta nelle regole fa pienamente parte del nostro progetto. Ci vuole un nuovo patto economico-fiscale, dove noi registriamo la centralità del sistema delle piccole e medie imprese. Basterà a convincere quei ceti? Lo spero, ma serve anche reciprocità. Per un commerciante è giustamente importante il livello di fiscalità e burocrazia, ma è anche importante quanti soldi ha la gente che gli arriva davanti al negozio. Se la ricchezza viene distribuita meglio ci sarà più benessere per tutti. Questo va capito. Noi abbiamo peccato qualche volta per illuminismo, ma un recupero di civismo serve. Su welfare e pensioni la socialdemocrazia in tutta Europa mostra segni di invecchiamento. C'è una questione pensionistica vera. Chi oggi è giovane rischia di avere una pensione da fame. Dobbiamo riflettere se queste due gambe che abbiamo inventato siano sufficienti. Serve più redistribuzione.Sentiremo da voi una parola finalmente chiara sull'allungamento dell'età della pensione? Non è questa la cosa più urgente. Io sono per favorire un allungamento su base volontaria, ma il problema è quello delle pensioni dei giovani.Per i giovani c'è anche un problema di accesso al lavoro. Lei è favorevole al contratto unico? Attenti agli slogan, ma una soluzione contrattuale più unificata che garantisca l'ingresso, che crei meccanismi di convenienza per processi di stabilizzazione, è assolutamente prioritaria. Ci sono varie proposte sul tavolo, una sintesi si può trovare.E la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese? Ho delle perplessità. Un lavoratore che già ha la sua vita in azienda deve metterci anche i quattro soldi che ha? Non è che su questo tema sente la pressione della Cgil? Il Pd non si farà tirare la giacca dal sindacato. Abbiamo una nostra visione della società. In cui per esempio c'è un ruolo forte della contrattazione decentrata. Come c'è ampio spazio per forme di bilateralità. Il mio Pd avrà sui temi del lavoro e dell'impresa una posizione autonoma e dialogante con tutti.La Fiom deve tornare al tavolo del contratto dei meccanici? Nella situazione in cui ci troviamo tutti dovrebbero fare uno sforzo per riprendere la discussione. Nessuno ha da guadagnare dalla rottura. Io sono per una ricomposizione. Ma vorrei innanzi tutto che il governo si convinca che è meglio che le forze sociali dialoghino: quando un governo lavora sul serio per l'unità ci arriva, quando lavora per dividerle ci arriva lo stesso.

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Alessandro Bizjak - Consigliere Regionale Regione Piemonte
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