LETTA: "DIAMO UNA SPONDA A FINI CONTRO IL PREMIER".

«È in corso uno scontro istituzionale molto grave. Il Pd non può semplicemente assistere dell'esterno, come uno spettatore». Perché altrimenti, dice Enrico Letta, «nella nuova fase che si apre rischiamo di farci trovare ai margini del sistema politico».
Nuova fase?
« È evidente che siamo all'imbrunire del Berlusconismo. Può anche volerci ancora un tempo lungo, ma è chiaro a tutti che il 'dopo' comincia adesso. E noi dobbiamo essere tra quelli che riescono a giocare la partita al centro della scena, per riuscire a trasformare il Pd da opposizione ad alternativa di governo».
Le prime mosse?
«Serve un Pd più forte e poi dobbiamo lavorare per costruire un rapporto con l'UDC e nell'immediato offrire una sponda istituzionale a Fini».

Cioè?«La sua difesa del Parlamento va sostenuta, e anche in questo confronto muscolare con Berlusconi non possiamo semplicemente assistere del tutto passivi. Quello in atto è uno scontro tra terza e quarta carica dello Stato, e non può essere ridotto a incomprensioni telefoniche, a problemi creati da una cornetta che gracchiava, come qualcuno vorrebbe farci credere. Siamo di fronte a una vicenda grave, dalle conseguenze molto significative, noi dobbiamo esserci, non possiamo starne fuori».Sostegno a Fini, prima c'è stata la difesa di Boffo: due personalità non proprio vicine al Pd?«Il punto non è la vicinanza, il punto è la concezione della democrazia. Di cui fa parte il tema della libertà di stampa. Il caso Boffo non si può archiviare come se nulla fosse. Il fatto che non si risponda al giornalista per le cose che dice e si vada invece ad attaccarlo per le sue vicende personali è lo sconvolgimento di una delle regole di base della democrazia. Secondo il direttore del Mulino Piero Ignazi potrebbe nascere una nuova forza guidata da Fini e Casini. Secondo lei si alleerebbe con il Pd?«Mi sembra un ragionamento prematuro, per ora. Però non ho dubbi che i nostri antagonisti, quelli alternativi rispetto a noi, si chiamano Berlusconi e Lega».Dovrebbe essere alternativa, rispetto al Pd, anche una destra, per quanto liberale, rinnovata, moderna?«Infatti, lo è. Ma questa sarebbe una destra con cui il confronto istituzionale almeno sarebbe possibile. Purtroppo con Berlusconi anche il dialogo istituzionale è reso complicato dai suoi stessi comportamenti. In questo senso non possiamo che sperare e anche aiutare evoluzioni positive. L'attuale quadro è per noi il peggiore in assoluto. Mi ricorda troppo lo schema della Prima Repubblica: tutto il confronto si svolgeva all'interno del pentapartito, e la sinistra veniva lasciata fuori, resa marginale. Noi non dobbiamo ripetere questo schema, non possiamo lasciare che tutto lo scontro sia dentro il perimetro della maggioranza e il Pd sia semplice spettatore esterno. Perché così non sarebbe in grado di intercettare né elettorato né interessi».Secondo lei con l'UDC si può arrivare a qualcosa di più di accordi regione per regione la primavera prossima?«Quello che dobbiamo fare è un percorso, che secondo me può arrivare a risultati positivi. Non dobbiamo su questo, né avere fretta né immaginare di affastellare tutti i temi insieme. Il percorso , però, seppur gradualmente va fatto».Rompendo con l'IDV?«A Trento abbiamo vinto con entrambi, IDV e UDC. Quanto a Di Pietro, quello che abbiamo conosciuto come ministro del governo Prodi è un alleato col quale si può tranquillamente dialogare e fare un bel pezzo di strada insieme. Di Pietro anti-PD dell'ultimo anno è strutturalmente avulso dalla costruzione di un'alleanza con noi».Serve un PD più forte diceva all'inizio: la discussione congressuale dice che va in questa direzione?«Il congresso ci sta abituando ad affrontare i nodi irrisolti. Ora abbiamo 40 giorni per rendere ancora più interessante la discussione».

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Alessandro Bizjak - Consigliere Regionale Regione Piemonte
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