ENRICO LETTA: "A OTTOBRE LA NOSTRA ULTIMA CHANCE. IL PD PUO' VINCERE SOLO CON L'UDC".

«Io con il candidato in continuità col Pci-Pds-ds? Ma se Cofferati dice che appoggia Franceschini perché è più di sinistra di Bersani!». Enrico Letta non ha dubbi: «Bersani parte dalla discontinuità con questi 20 mesi, dopo due sconfitte non vedo come si possa fare diversamente».
Perché non si è candidato?
«Non era il momento della testimonianza. Questo congresso è l'ultima occasione per il Pd. Abbiamo toccato il fondo, quel 26% non è sotto il fondo solo per la festa di Casoria che ha limitato la nostra emorragia e tolto voti al premier».

Come è partito questo congresso?«Col piede giusto perché ci siamo mescolati: stavolta stiamo giocando tutti la scommessa del Pd fino in fondo, senza freno a mano». È il solito derby D'Alema-Veltroni sotto altre spoglie?«Macché, conosco bene Bersani e Franceschini, sono tra i migliori dirigenti che abbiamo, nel pieno della loro maturità politica».Quali sono le differenze reali tra voi e Franceschini?«Bersani dimostrerà nei fatti la sua carica di innovazione, modellerà un partito con i piedi piantati nel territorio e non evanescente. Un Pd che non si fa prendere a sputi da qualunque Di Pietro o Grillo. La seconda differenza è la vocazione maggioritaria: con il 26% finisci in un cul de sac. Bisogna arrestare la corsa verso il bipartitismo, tornare a costruire alleanze».Eppure nel 2008 nessuno si oppose alla corsa da soli...«Quando mi sono candidato alle primarie nel mio programma c'erano cose diverse, come la legge alla tedesca. Sono coerente con quella impostazione».Ancora convinto del sistema tedesco? Non si torna alla prima repubblica?«Non ci sono questi rischi. Ci sono due grandi partiti-perno, e l'opinione pubblica è matura. Non si andrebbe alle elezioni con le mani libere».Quali alleati per il Pd?«Bisogna verificare realtà per realtà come avvicinarsi alle regionali. In Puglia ha funzionato con Udc e Idv insieme, ma a livello nazionale non ci può essere dialogo con chi sta all'opposizione di Napolitano».Il Pd ha fatto poca opposizione?«No, è stata giusta e utile. Su questo non ho mai criticato Veltroni e Franceschini. Di Walter ho apprezzato soprattutto il tentativo coraggioso e rischioso di costruire un partito post berlusconiano, lontano dai toni alla Di Pietro».La sinistra sarà vostro alleato?«Si dialoga solo con chi ha l'ambizione di governare».E l'Udc? Non è molto popolare nel popolo Pd, soprattutto Cuffaro...«Sono stato criticato per aver sostenuto che si torna a governare solo con l'Udc. Ma le amministrative ci dicono che si è vinto in Puglia, Piemonte, e Trentino, dove eravamo alleati con l'Udc. Se vogliamo fare i puri rischiamo di fare testimonianza».E Cuffaro?«Non si può ridurre l'Udc al solo problema Cuffaro, che pure esiste».Se vincerete voi le primarie per il leader non si faranno più?«Si aprirà un dialogo per cambiare lo statuto insieme, nessuna riforma a maggioranza. Mettere in discussione le primarie non è il primo problema, vorrei farle per i parlamentari che non devono più essere nominati».Bersani dice «sinistra», Rutelli inorridisce. E lei?«Noi siamo i democratici: se fossimo solo di centro o solo di sinistra non andrebbe bene. Dobbiamo guardare agli elettori moderati, quel ceto medio che non insegue il populismo: insegnanti, piccoli imprenditori,funzionari pubblici. Prodi ha vinto due volte perché ha evocato il buon senso e il ceto medio si è fidato».Siete la mozione che "recupera" il prodismo?«È fondamentale recuperare la storia dell'Ulivo e ciò che di bello e buono ha fatto e rappresentato Prodi. Le forme e i modi di un nuovo impegno le deciderà lui, ma non cercherò di tirarlo in mezzo nella discussione congressuale».Diritti delle coppie di fatto, anche omosessuali? «Sbagliato infilarsi in discussioni ideologiche come accadde con i Dico, dobbiamo fare leggi che estendano a tutti i diritti dei parlamentari, come assistenza sanitaria e reversibilità della pensione per i conviventi, anche omosessuali. Ma il matrimonio è un'altra cosa». Marino dice: lasciamo fuori che è contro i diritti come la Binetti...«Discussione penosa, non stiamo giocando con le figurine. Voglio un Pd che tenga conto dei dubbi di tanti sui temi etici, che discuta e decida,senza cacciare nessuno. Laicità vuol dire soprattutto rispetto».Lei è stato per anni il simbolo delle nuove generazioni. Cosa pensa del fenomeno Serracchiani?«Il rinnovamento può portare anche delle ingenuità, ma non si può colpevolizzare le persone al primo errore. Il nostro problema non è certo il troppo rinnovamento...».

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Alessandro Bizjak - Consigliere Regionale Regione Piemonte
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