ENRICO LETTA: "BASTA SCORCIATOIE, GIUSTA LA LINEA SUL SUMMIT".

«Dal G8 traggo un in­segnamento per il congresso del Partito democratico», dice Enrico Letta. Lì per lì viene da domandar­si se c'entrano un certo invaghi­mento per Barack Obama, la lotta per la riduzione della povertà tan­to proclamata nel vertice, il contra­sto del riscaldamento globale. Poi il responsabile economico del Pd, che ha una vocazione di governo sperimentata da ministro e da sot­tosegretario alla presidenza del Consiglio, va avanti e viene fuori che l'insegnamento riguarda altro: la tregua tra maggioranza e opposi­zione proposta e ottenuta in occa­sione del summit internazionale al­l'Aquila da Giorgio Napolitano.
Quale insegnamento sarebbe quello del G8?
«Che seguendo la linea adottata per il vertice il Pd può rendersi centrale per la guida del Paese. In questa occasione abbiamo detto: per prima cosa viene l'Italia. Spe­ro che ciò sia entrato nel cuore del congresso, perché troppe volte c'è stata la tentazione della scorciato­ia».

Scorciatoia per battere Berlu­sconi al di fuori della via elettora­le?«Sì, invece Berlusconi lo batte­remo per la via maestra».Secondo lei, la tregua chiesta dal capo dello Stato per il G8 va mantenuta o eliminata?«È stata molto importante. Va ringraziato Napolitano per aver svolto un ruolo fondamentale di coesione nazionale. Era utile che un momento così fosse un succes­so per l'Italia. Non è da un insuc­cesso del G8 che il centrosinistra poteva trovare ossigeno per ribal­tare la situazione politica».Che lei lo sostenga non costitu­isce una svolta. Ma è sicuro che nell'opposizione lo pensino an­che molti altri? Antonio Di Pie­tro, per attribuire a Berlusconi di mettere a rischio la democra­zia, è ricorso a una pubblicità sull'«HeraldTribune».«La mossa di Di Pietro è stata au­tolesionista verso l'intero Paese. Ci sono due problemi. Uno è che da sempre c'è chi cerca di mettere l'Italia da parte, che opinioni pub­bliche straniere ci guardino con senso di superiorità chiunque go­verni. L'altro è che Berlusconi ha le sue anomalie, giudicate all'este­ro, giustamente, in modo più seve­ro che da noi. Due questioni da non sovrapporre».Quando l'Italia ospita un vertice internazionale?«Anche. Se c'è biso­gna che vada bene. È l'Abc dell'amore per il Paese, e l'opposizione deve dimostrarne altri­menti il Paese non la farà mai vincere».Scusi, ma lei che cosa ha fatto per il G8?«Per me in gennaio non è stato semplice accettare di far parte della commissione, pro­posta dal ministro dell'Eco­nomia Giulio Tremonti e dal­l'Organizzazione per la coo­perazione e lo sviluppo economi­co, tenuta a elaborare una propo­sta suiglobal legal standard, le nuove regole per aumentare l'eti­ca nella finanza. Però sono molto contento di aver collaborato, e Tre­monti è stato saggio nell'aprire a sensibilità diverse dalla sua».Ma la tregua deve durare o no?«L'ha annullata Berlusconi alla fine del vertice. Si immagina Oba­ma che termina la conferenza stampa di un G8 ospitato dagli Usa e come ultima parola se la prende con i repubblicani?».A proposito, che gliene è par­so degli incontri del presidente degli Usa con Napolitano e Berlu­sconi?«Obama ha detto parole da grande statista».Ne ha dette tante. Quali?«È stato prodigo di complimen­ti per il Berlusconi organizzatore e prodigo di complimenti per il Napolitano guida morale del Pae­se ».

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Alessandro Bizjak - Consigliere Regionale Regione Piemonte
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