ENRICO LETTA: "SULLE PENSIONI IL GOVERNO SI MUOVA, POSSIAMO DISCUTERE".

L' ultimo libro di Enrico Letta si intitola «Costruire una cattedrale». Appena uscito, il saggio dell' ex sottosegretario alla presidenza del governo di Romano Prodi ha già incassato le affettuosità di un altro autore della casa editrice che l' ha pubblicato. Nientemeno che Renato Brunetta, terrore dei nullafacenti. Il ministro della Funzione Pubblica ha detto che è «bellissimo». L' ho sentito con le mie orecchie. Non è che si riferiva alla parte del suo libro in cui prefigura la rivoluzione del welfare? «Dovrebbe chiederlo a lui. Brunetta sa bene come stanno le cose». Come stanno?

«La spesa sociale italiana è pari a circa un quarto del prodotto interno lordo, perfettamente nella media europea. Ma con un' anomalia. Il 90 per cento se ne va in pensioni e sanità. Negli altri Paesi europei questa quota è invece del 70 per cento. Ciò significa che loro hanno il triplo delle nostre risorse, il 30 per cento contro il 10 per cento, da destinare al cosiddetto welfare attivo. Donne, giovani, famiglie, persone non autosufficienti, ammortizzatori sociali». Preso atto di questo? «Non c' è altro da fare che spostare le risorse e le tensioni alle altre voci». Meno ai padri più ai figli. Se ne parla inutilmente da oltre dieci anni. «Nel 2007 abbiamo abbozzato una riforma degli ammortizzatori sociali». Una bozza, appunto. «Sempre meglio del niente che ha prodotto il governo di Silvio Berlusconi. Un libro bianco, ha fatto. Tutto qua». Ma in due anni di governo di centrosinistra non si poteva proprio fare qualcosa di più? Magari evitando di ridurre l' età pensionabile abolendo lo scalone Maroni? «Lo scalone era iniquo, andava comunque ammorbidito. Aggiungo che le risorse sono state prese tutte all' interno del sistema previdenziale». Comunque un bel mucchio di miliardi. Adesso? «Non sta a noi fare proposte. Lo faccia il Governo, concertando con le parti sociali. Da parte mia sono aperto a ogni discussione. Soltanto una cosa: il ministro Maurizio Sacconi non cerchi ancora una volta di dividere il sindacato». È già abbastanza diviso di suo. «Lo so. Ma questi sono interventi che hanno bisogno di un consenso più ampio possibile. Preciso che non parlo di una riforma delle pensioni...». Di che cosa si sta discutendo, allora? «Di accelerare il processo in corso per passare definitivamente al sistema contributivo. Le opzioni sono tante e non penalizzanti né per i lavoratori, né per i pensionati. Per esempio, si potrebbe tornare all' idea originaria della riforma Bindi, ossia la flessibilità volontaria. Più lavori, più la tua pensione è ricca. Meno lavori, meno incassi». L' Unione Europea chiede di equiparare l' età pensionabile di vecchiaia delle donne a quella degli uomini, portandola da 60 a 65 anni. «Sarà inevitabile. Ma deve essere chiaro che qualunque risparmio dovrà essere restituito alle donne». Crede che il centrosinistra non avrà niente da dire contro un' eventuale nuovo giro di vite sulle pensioni? «Non sento aria di barricate. Il nostro welfare fa acqua da tutte le parti. Gli ammortizzatori sociali non funzionano. La buona proposta di Dario Franceschini sull' assegno di disoccupazione ha evidenziato come il sistema non dà alcuna protezione ai lavoratori precari. Vorrei vedere chi si potrebbe opporre a un' idea di far lavorare i padri un anno in più per aiutare i figli, con quei soldi, a trovare un lavoro». Tutto questo mentre c' è ancora chi va in pensione con privilegi assurdi. «Sono d' accordo. Ecco perché prima di tutto si dovrà intervenire sulle pensioni parlamentari». In che modo? «Occorre togliere gli aspetti di privilegio che il vitalizio di un deputato e dei senatori ha rispetto alle normali pensioni». Sa a che cosa va incontro? «Perfettamente, mi farò un sacco di amici».

Sergio Rizzo

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