ENRICO LETTA: "ORA LA CGIL FIRMI I SINGOLI RINNOVI".

«L'atto di oggi (ieri, ndr) è la fine della fase teorica che riguarda la questione dei contratti. Ora si entra nella fase di applicazione pratica ai rinnovi: entro l'anno telecomunicazioni, alimentaristi e meccanici. Confido nel fatto che lo strappo venga recuperato nella pratica ritrovando un atteggiamento sindacale unitario». Enrico Letta si dice fiducioso sulla possibilità di ritrovare nel lavoro concreto dei singoli rinnovi quell'unità sindacale perduta con la mancata firma di Guglielmo Epifani alla riforma della contrattazione. E per uscire dalla crisi salvando le milioni di piccole e medie imprese italiane rilancia la ricetta contenuta nel suo ultimo libro (Costruire una cattedrale, perché l'Italia deve tornare a pensare in grande): una riforma degli ammortizzatori sociali che tuteli anche le Pmi che oggi ne sono escluse e l'anticipo da parte della Cassa depositi e prestiti dei pagamenti da parte della Pa.

Onorevole Letta, Epifani cambierà idea?«Significativa e di buon auspicio la sua presenza al tavolo, sia pure in veste di osservatore. Pur nel rispetto dell'autonomia delle parti va comunque ribadito che la direzione di marcia intrapresa con l'accordo è quella giusta. Si tratta di una riforma importante che può contribuire ad uscire dalla crisi per riprendere a camminare più velocemente».L'unità sindacale si ritroverà dunque con i singoli rinnovi contrattuali?«Sì, sono fiducioso. È possibile che nella fase applicativa ci sarà il sì anche della Cgil. Possibile e doveroso. Secondo me alla fine la distanza è più sulla "cornice" che sui contenuti: nel merito l'intesa siglata ora non è lontana dal Protocollo sul welfare sottoscritto lo scorso anno da tutte le sigle sindacali».Insomma l'opposizione della Cgil è più politica che di merito?«Bisogna tener conto del fatto che questo accordo interviene in una fase straordinaria, ed è legittimo che ci siano critiche al modo in cui il Governo Berlusconi sta affrontando la crisi. In parte sono critiche che noi condividiamo, ad esempio sugli ammortizzatori sociali laddove si sta scegliendo la via dei rabbocchi e non quella di una riforma complessiva. La distinzione sulla "cornice" ci sta. Sui singoli punti, dall'introduzione di un nuovo indicatore dell'inflazione al rafforzamento del secondo livello de contrattazione, le distanze non sono abissali».Franceschini ha sbagliato ad andare in piazza con la Cgil il 5 aprile?«È il momento nel quale è meglio evitare polemiche. Io non sono andato e dico quello che penso nel merito. È un momento in cui bisogna restare uniti».

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Alessandro Bizjak - Consigliere Regionale Regione Piemonte
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